Marco Paccagnella, Davide Bozzo (Ford Fiesta WRC #10, Abs Sport)

Rallye San Martino, un grazie ai Commissari di Percorso

Preziosi e fondamentali. Il Gruppo di Pinè in forze sulla prova del Manghen

Fondamentali per l’ecosistema dei rally. Ma sono una specie a rischio di estinzione, che andrebbe protetta in ogni modo. La loro progressiva scomparsa rappresenta una minaccia per il futuro dell’intera specialità. Sono i Commissari di Percorso con le iniziali maiuscole: si muovono a branchi durante i weekend, sfidano il freddo, sopportano il caldo, resistono a vento e pioggia, a volte mettono a rischio la pelle e alla fine della fiera il rimborso spese è l’unica moneta di scambio per giornate intere lontano da casa e spesso in luoghi sperduti. Però la passione per l’arte del traverso si esprime anche così, con una casacca sulle spalle, una bandierina in mano, il senso di responsabilità e di gratitudine per uno sport bellissimo, un’emozione rombante condivisa.
Sentirne uno per farsi un’idea di tutti.
“Il Gruppo degli Ufficiali di Gara Pinè Motori – e lo dice il suo attuale presidente, Michele Anesi – venne fondato proprio grazie al Rallye San Martino, quando fece tappa nel pinetano e un manipolo di appassionati decise di cominciare questa fantastica avventura allo scopo iniziale di collaborare con la scuderia San Martino Corse”.
La prima domanda viene spontanea: chi ve lo fa fare?
“Una passionaccia che ti nasce dentro e non ti molla. Entri a far parte di un contesto agonistico di grande impatto e avverti l’importanza del tuo ruolo a dispetto di quanti lo mortificano con insolenze e mancanza di rispetto”.
Debutto nel 2004, adesso il Gruppo conta 46 componenti, di cui 31 saranno operativi al San Martino 2017, il Rallye moderno n. 37 e l’Historique n. 8 in programma venerdì 8 e sabato 9 settembre. 

“Siamo gli occhi e il braccio del direttore di gara sul percorso, un presidio di sicurezza per gli equipaggi e il pubblico. Ci vuole un forte spirito di tolleranza e adattamento alle situazioni di stress che si creano durante le competizioni, per essere pronti e vigili in ogni momento”.
Come funziona il vostro ingaggio?
“L’organizzatore ci chiama e concordiamo i servizi. Ormai da anni noi di Pinè stiamo sul Manghen, assieme ad altri Gruppi. Quest’anno, tanto per capirci, ci saranno ben 82 commissari sulla mitica prova del passo, di cui trenta di Pinè mentre uno dei nostri sarà impegnato al parco chiuso a San Martino”.
Prima di ogni corsa come avviene la preparazione?
“Premesso che nel caso del Manghen ormai siamo esperti (Anesi è il capo prova, ndr), in genere si fa una ricognizione del tracciato un paio di settimane prima assieme al direttore di gara, si decidono le postazioni prioritarie, si discute se occorre aggiungere o togliere commissari. Poi nel nostro Gruppo facciamo riunioni periodiche e mirate per le singole uscite. Prima del via, c’è sempre un briefing con il direttore di gara per l’assegnazione dei compiti e il necessario coordinamento. Il capo prova riceve le radio e le distribuisce a tutti i commissari”.
A proposito del Manghen, quest’anno la prova è stata allungata di 4 km.
“Nel tratto iniziale sembra una salita, strada larga e molto veloce. Chi meglio di un Gruppo di Trento, esperto di cronoscalate, per presidiare quel tratto. Il nostro ruolo è anche quello di decidere queste cose, ci si confronta con il direttore e il dap (delegato all’allestimento del percorso, ndr) mettendo a disposizione la nostra competenza e esperienza”.
Il vostro è un lavoro sportivo di grande responsabilità e anche rischioso, purtroppo non mancano incidenti in cui siano coinvolti i commissari sul percorso.
“Raccomandiamo sempre la massima attenzione, ma esiste sempre l’imponderabile. E’ importante anche il coordinamento con gli altri servizi in prova, le autoambulanze, il team di decarcerazione, i pompieri, le forze dell’ordine, i cronometristi e non ultimo il carroattrezzi”.
Il pubblico non sempre rispetta le vostre indicazioni. Come cercate di operare nelle situazioni più delicate?
“L’importante, e me l’hanno insegnato i miei vecchi maestri di Pinè, è farsi amici gli appassionati, così non ti danno contro, magari ti aiutano e controllare il resto della gente e a gestire anche i seccatori. Perché a mali estremi, estremi rimedi. Noi possiamo sempre avvertire la direzione gara che non ci sono le condizioni di sicurezza per far partire o proseguire la prova e il direttore può decidere di sospenderla. Questa minaccia di solito quieta gli animi e fa spostare chi si è messo in posizioni pericolose. Attenzione però: non sono solo gli spettatori a creare in qualche caso problemi, talvolta anche gli addetti ai lavori come fotografi e cameramen esagerano nel volersi appostare in situazioni rischiose per riprese da brivido e sono sordi ai nostri richiami…”.
Tante responsabilità, pochissimi o addirittura nulli gli onori. C’è una crisi nel ricambio degli ufficiali di gara, delle persone che si dedicano al ruolo di commissario di percorso.
“Ci sono problemi di responsabilità, di coperture assicurative, di tutela legale, al punto che noi di Pinè ci siamo fatti un’assicurazione per integrare quella dell’Aci. Ma è anche una questione di passione che viene meno perché soprattutto i giovani non sono invogliati ad alzarsi molto presto la mattina, a sopportare disagi, spostamenti, intemperie, per poi magari avere un rimborso platonico, che non copre nemmeno le spese di trasferta quando e se arriva, perché ci sono anche organizzatori che non sono puntuali e rigorosi”.
Occorre un serio esame di coscienza da parte di tutte le componenti per dare una controsterzata all’inaridimento delle vocazioni.
“La questione riguarda anche la mancanza di corsi di aggiornamento, al di là dell’autogestione all’interno dei singoli Gruppi. Ci sono continue evoluzioni su mansioni da fare, senza nessuna formazione specifica o gratificazioni per l’ulteriore sforzo richiesto. Nell’anno di nascita della Piné Motori le postazioni dei commissari erano a una distanza media di duecento metri e per il quaranta per cento erano doppie, consentendo di formare le nuove reclute fresche di esame. Al giorno d’oggi le reclute si trovano sole e abbandonate a cinquecento metri tra loro, per questo solo i commissari più appassionati e tenaci resistono. Da parte mia faccio un plauso a tutti i gruppi e associazioni di commissari. Al di là di ogni polemica, le corse su strada sono ancora uno straordinario momento di aggregazione sportiva che ci fa sentire bene e utili, pronti all’ennesima chiamata di servizio”.

Carlo Ragogna

Adetto Stampa Rally San Martino