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Rallye San Martino 2019, la nostalgia come motore di ricerca

I ricordi si accumulano e non sono più solo quelli del periodo aureo

21 agosto 2019 – Saranno 39 a settembre, venerdì 13 e sabato 14. Come dire due giorni di “febbre alta!”. Ammalati di Rallye a San Martino di Castrozza, epidemia di traverso che contagia tutto il Primiero, da Canal San Bovo a Sagron Mis, da Imer a Mezzano, da Fiera di Primiero a Siror. E poi dal Passo Rolle si propaga in Val di Fiemme, dal Passo Cereda si diffonde verso l’Agordino, da Passo Gobbera e Passo Brocon si espande sulla Valsugana. Una derapata di emozioni che connota soprattutto la nostalgia del bel tempo che fu (ognuno ha la sua beata gioventù), ma i ricordi si accumulano e non sono più solo quelli del periodo aureo. La maggior parte dei componenti dell’odierna San Martino Corse non era neppure nata quando l’avvocato Luigi Stochino e il conte Pietro Bovio diedero vita alla prima edizione (1964) della gara antica, con le imprese del “Drago” Sandro Munari a segnare l’ascesa verso l’empireo della Coppa Fia Conduttori. E in pochi avevano già la patente quando calò il sipario (1977) su di una sfida meravigliosa soffocata dal troppo amore, fiumane inarrestabili di appassionati lungo le prove speciali, e da nuove regole più stringenti in fatto di sicurezza. I moderni alfieri del Rallye non sono neppure della generazione di Renato Travaglia, recordman di vittorie (5) dal 1995 al 2002, e tanto meno coetanei del “Pila” Sandro Giacomelli, recordman di partecipazioni (24) fino al 2017 unendo vecchia e nuova corsa. Ma sono “Tutti figli del San Martino”, come ricorda l’eccelso libretto di Beppe Donazzan, un altro che non c’è più ma ci sarà per sempre avendo immortalato eroi e antieroi della poesia del controsterzo sui sentieri sterrati e catramati delle Dolomiti. 

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